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LA PSICOTERAPIA DELLA GESTALT

Vivere il presente: integrazione e guarigione nella Psicoterapia della Gestalt

Una paziente aveva difficoltà a parlarmi veramente di sé e spesso l’intera seduta era incentrata sulla narrazione dei comportamenti degli altri e delle loro storie. Seduta davanti a lei, sentivo che la stanza era come popolata da tanta gente (coloro di cui lei mi parlava), ma che lei “scompariva” ai miei occhi. Decisi di parlarle della mia sensazione e di come non riuscissi a “vederla” veramente. Da lì scaturì una riflessione importante su quanto spesso, nella sua vita, lei non si sentisse abbastanza interessante o degna di attenzione. Questo l’aveva portata a mettersi spesso da parte e a venire ignorata, cosa molto dolorosa per lei. Da quel momento abbiamo potuto cominciare a lavorare sul suo desiderio di essere vista dagli altri e su ciò che avrebbe potuto fare da lì in avanti nella relazione con gli altri.

La PdG è esperienziale, si fonda sul presente, sulla relazione tra terapeuta e paziente nel qui ed ora. Il presupposto di fondo è che l’essere umano è sempre in relazione con l’ambiente, la sua identità si forma all’interno delle relazioni.


Quando il pieno contatto con l’ambiente – ovvero l’essere presenti pienamente a se stessi e nella relazione con gli altri - viene interrotto, la persona prova rabbia, risentimento, delusione, impotenza. Se queste interruzioni diventano il modo rigido di interagire con gli altri, provocano tanta sofferenza e finiscono per bloccare la spontaneità e la vitalità con cui tutti noi abbiamo bisogno di esprimerci.


La Pdg ha come obiettivo ravvivare il mondo emotivo della persona presupponendo che lo sviluppo e la crescita sono possibili recuperando la pienezza del contatto col mondo e con la propria esistenza, riscoprendo emozioni e vissuti come bussola del nostro agire.

EMDR

Superare il trauma: tecnica EMDR per la rielaborazione e il recupero

Una paziente che aveva perso una persona molto importante per lei, continuava a rimproverarsi per non essere riuscita a starle accanto, in ogni momento, fino alla sua morte. Dopo avere elaborato il ricordo con l’EMDR, ha potuto vedere sé stessa in una nuova luce, profondamente impegnata nel far sentire la sua vicinanza e il suo amore alla persona cara. Alla fine ha potuto riconoscere di aver fatto tutto il possibile liberandosi così del senso di colpa che la tormentava da anni.

Quando, per tanto tempo, abbiamo rinnegato il nostro dolore emotivo, può accadere che torni a chiedere il conto!


Ferite a lungo silenziate e soffocate, ad un certo punto fanno irruzione nella nostra vita generando un malessere che non avevamo mai sentito prima e che non sappiamo spiegarci, frutto di conti in sospeso che, stanchi di cedere a compromessi, si stancano di rimanere nascosti nei meandri della nostra mente e della nostra anima, per riemergere con forza.


La terapia EMDR gestisce i ricordi traumatici come fossero delle ferite che non hanno ancora avuto modo di cicatrizzarsi, arrestando di fatto il processo di guarigione. La rielaborazione attraverso l’EMDR permette di riscrivere il vissuto rispetto alla ferita e libera l’energia rimasta bloccata in essa per tanto tempo.

COMPASSION FOCUS THERAPY

Coltivare la Compassione: verso una vita meno autocritica

A. è sempre molto critica con se stessa, si giudica per cose accadute nel suo passato e per come gestisce la sua vita nel presente. Da tutto questo si genera molta sofferenza e spesso cade in momenti molto bui da cui è difficile e faticoso venir fuori. Da un po' di tempo, con A. cercavamo di creare un nuovo sguardo, una nuova visione della sua sofferenza, quando un giorno mi dice: 


«L’altro giorno mi sono fermata e, per la prima volta nella vita, non mi sono vista malata, sbagliata… adesso posso vedermi come una persona che è afflitta da pensieri che la fanno stare male, ma non sono io quelle cose lì… adesso sono distanti da me, io sono quella che si può prendere cura della parte di me che soffre per tutto questo!».

Laddove i pensieri su di sé erano fonte di sofferenza, la compassione che poteva provare per se stessa, la possibilità di emozionarsi e commuoversi davanti alla parte di sé sofferente, le ha permesso di uscire dal buio in cui era entrata.


Il fine è trovare la strada per tornare in contatto con se stessi con un atteggiamento non giudicante, non autocritico, ma accettante e compassionevole. Coltivare la compassione significa renderci sensibili alla nostra e all’altrui sofferenza unitamente ad un profondo impegno nel cercare di alleviarla. Una mente calma e concentrata nel momento presente, è la condizione che favorisce la messa in atto delle qualità compassionevoli, ci apre al mondo e ci rende recettivi e accoglienti rispetto a tutto ciò che ci può nutrire e sostenere nella nostra vita. 

TERAPIA DEGLI STATI DELL’IO

Riscoprire Se Stessi: armonizzare le parti della personalità con la Terapia degli Stati dell’Io

G. narra di un una relazione difficoltosa col proprio capo che le arriva offensivo e irrispettoso e spesso si sente attaccata su un piano personale più che professionale. La reazione di G. davanti al capo è quella di blocco e paura, lo stesso vissuto che lei aveva quando, da piccola, veniva rimproverata e umiliata dal padre autoritario. Era come se in quel momento non avesse più avuto 32 anni ma 8, perdendo tutte le competenze che le sarebbero servite per gestire la situazione con la lucidità di una persona adulta. Prendendo consapevolezza dello Stato dell’Io Bambino che intrudeva nella situazione, G. ha potuto attribuire nuovi significati al comportamento del capo e alle proprie reazioni, adeguandole al momento presente: non sentendosi più minacciata dal comportamento del capo, ha potuto riprendere il controllo della situazione e rimettere in gioco la sua parte adulta.
 

La Terapia degli Stati dell’Io si basa sull’assunto secondo il quale la personalità di ogni individuo è caratterizzata da più “stati” ovvero da ruoli o parti di noi che assumiamo nei diversi contesti e momenti di vita in funzione dell’ambiente esterno e del nostro vissuto interno in quello specifico momento.


Nella maggior parte dei casi, i nostri stati dell’io sono funzionali e adeguati, ma laddove non lo siano danno luogo a pensieri, emozioni e reazioni inappropriati al momento presente. In una determinata situazione potremmo agire e pensare in linea con la nostra parte adulta, matura, saggia e competente oppure come un adolescente impulsivo e provocatorio o ancora come un genitore normativo che pretende obbedienza. I vari tipi di comportamento daranno luogo a reazioni molto diverse da parte dell’ambiente circostante e a conseguenze più o meno adeguate o non adeguate ai nostri bisogni.


Lo scopo della Terapia degli Stati dell’Io è quello di far leva sugli stati funzionali e adeguati al fine di integrare quelli disfunzionali in un funzionamento maturo e coerente.

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